{"id":242261,"date":"2021-05-19T00:00:00","date_gmt":"2021-05-18T22:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/chiaralubich.org\/non-categorizzato\/la-luce-va-data\/"},"modified":"2021-05-19T00:00:00","modified_gmt":"2021-05-18T22:00:00","slug":"la-luce-va-data","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/chiaralubich.org\/en\/ultime-notizie\/la-luce-va-data\/","title":{"rendered":"La luce va data. Un libro di Maria Caterina Atzori sugli scritti di Chiara Lubich"},"content":{"rendered":"<p>\u00abLa tua la nostra messa il mondo non capir\u00e0. \u00c8 tanto difficile capire il dolore offerto per amore\u00bb! Sono le prime parole di un canto del complesso internazionale Gen Rosso che echeggia in tante nostre chiese, immergendoci nel mistero pi\u00f9 profondo della celebrazione eucaristica. Pochi ne conoscono l\u2019origine. Sono versi diffusi in un piccolo libro che raccoglie alcuni testi di Chiara Lubich, un best seller, con traduzioni in quasi 30 lingue, 29 edizioni, centinaia di migliaia di copie. Il suo titolo \u00e8: <em>Meditazioni<\/em>. Il cardinale Gianfranco Ravasi, in apertura dell\u2019ultima edizione del 2020, definisce quelle meditazioni \u00abuna terapia per l\u2019anima\u00bb, \u00abuna medicazione necessaria soprattutto oggi quando l\u2019esteriorit\u00e0, che genera superficialit\u00e0, ha aperto tante feritoie nella coscienza\u00bb.<\/p>\n<p>In quest\u2019ultimo tempo \u00e8 comparsa nelle librerie una nuova pubblicazione che illumina ancor pi\u00f9 quelle pagine. Si tratta della prima edizione critica di queste meditazioni dal titolo <em>La luce va data<\/em> ad opera di Maria Caterina Atzori, da anni studiosa degli scritti di Chiara Lubich in prospettiva linguistico-letteraria. Questo testo \u00e8 frutto di una ricerca durata 5 anni. Come scrive l\u2019autrice stessa nell\u2019introduzione, \u00abtutto l\u2019impegno si \u00e8 concentrato nell\u2019esame dei documenti originali, manoscritti autografi, dattiloscritti o a stampa\u00bb.<\/p>\n<p>Della accurata ricerca e studio dell\u2019autrice, ci\u00f2 che pi\u00f9 mi \u00e8 stato di luce per una nuova comprensione di quei testi \u00e8 la contestualizzazione di ognuna delle 58 meditazioni che, pur conosciute da anni, rivelano nuova profondit\u00e0. Possiamo qui citare solo, a mo\u2019 di esempio, quei versi citati all\u2019inizio. Portano il titolo <em>Se tu soffri<\/em>. Il contesto storico-esistenziale sorprende: la data di pubblicazione sulla rivista \u00abCitt\u00e0 Nuova\u00bb ai suoi primi numeri, \u00e8 il 5 novembre 1957. Il 4 aprile di quell\u2019anno Chiara in una lettera ai focolarini parla di \u00abcupa notte che avvolge non solo la mia anima, ma tutta l\u2019Opera\u00bb. Sono anni di durissima prova, in cui il suo ruolo nel movimento e il movimento stesso non sono ancora riconosciuti dalla Chiesa. In aggiunta, il 19 maggio di quello stesso anno, Chiara \u00e8 vittima di un grave incidente stradale che la costringer\u00e0 all\u2019immobilit\u00e0 per vari mesi. Il 17 settembre parla di un suo \u00abstato di infermit\u00e0 che continua\u00bb. \u00abSe soffri e il tuo soffrire \u00e8 tale&#8230;\u00bb. Se ne intuisce appena l\u2019intensit\u00e0. L\u2019intensit\u00e0 di quel \u00abdolore offerto per amore&#8230; che il mondo non comprende&#8230;\u00bb, ma va \u00aba beneficio dell\u2019umanit\u00e0\u00bb. Quelle pagine rigenerano, se Igino Giordani, introducendo la prima edizione del 1959, le aveva definite \u00abuna polla d\u2019acqua tra le rocce\u00bb, \u00abquasi uno squarcio di cielo trapiantato in mezzo alle case\u00bb.<\/p>\n<p>Ancora il contesto di quegli scritti mostra quanto Chiara vivesse immersa nell\u2019attualit\u00e0. La lotta di classe, la morte del Papa Pio XII , il comunismo in Italia, la politica estera italiana, sono temi trattati dalla nascente rivista \u00abCitt\u00e0 Nuova\u00bb e sono illuminati dalla luce del Vangelo che traspare dalle brevi meditazioni ispirate dalla prospettiva del carisma dell\u2019unit\u00e0, fatto vita della sua vita.<\/p>\n<p>La luce va data. Luce incarnata, contestualizzata, dicevamo. \u00c8 un filone scientifico ancora inesplorato quello iniziato in prospettiva linguistico letteraria di cui l\u2019autrice \u00e8 esperta. Ci auguriamo che si sviluppi a dimensione interdisciplinare e sia esteso a tutta la produzione letteraria di Chiara Lubich e non solo. Dal punto di vista giornalistico, una notizia, una storia, \u00abnon possono essere isolati dal contesto, astratti dal teatro nel quale sono accaduti, sfrondati dal clima e dall\u2019atmosfera che li hanno accompagnati\u00bb, affermava Richard Kapuscinski, grande giornalista polacco (cfr. R. Kapuscinski, <em>Lapidarium<\/em>, Feltrinelli, 1997, p. 53), perch\u00e9 \u00absi rischia di ignorare le dinamiche profonde che stanno dietro l\u2019episodio o la storia e ne costituiscono la sua significanza\u00bb, come sottolinea il giornalista televisivo Piero Damosso (cfr. Piero Damosso, <em>Nuovi criteri notiziabilit\u00e0<\/em>, Seminario Intermediando, 14.9.2008, www.net-one.org).<\/p>\n<p>La contestualizzazione che troviamo nel corposo volume della Atzori, tra gli altri, ha il grande merito di \u201cagganciare\u201d la parola innanzitutto alla persona che la scrive. \u00c8 quanto auspicava il filosofo Giuseppe Zangh\u00ec. \u00abLa parola \u2014 affermava \u2014 non \u00e8 una entit\u00e0 che nasce da niente\u00bb, mentre, lamentava che \u00abil pensiero moderno pur essendosi fatto molto attento alle parole non riesce ad entrare nel mistero della parola, perch\u00e9 studia il pensiero slegato da chi lo ha espresso\u00bb (Marco Martino, Intervista a Giuseppe Maria Zangh\u00ec. <em>La sfida culturale del carisma dell\u2019unit\u00e0<\/em>, Citt\u00e0 Nuova 2015, p. 61)<\/p>\n<p>Da questa contestualizzazione si evidenzia quanto Chiara, anche nelle situazioni pi\u00f9 dolorose, come abbiamo visto, avverta imperiosa la spinta a comunicare per generare, consapevole di essere uno strumento nelle mani di Dio a cui \u00e8 stato affidato un carisma che \u00e8 per la Chiesa e l\u2019umanit\u00e0. Come il pellicano, \u201cpescava dal di dentro\u201d, la comunicazione nasceva dalle profondit\u00e0 del suo rapporto con Dio, era sempre colta nell\u2019Amore, dal silenzio dell\u2019interiorit\u00e0, dall\u2019incessante ascolto di \u201cQuella voce\u201d. Lo scrivere di Chiara \u00e8 ben espresso dalla filosofa e scrittrice spagnola, Maria Zambrano: \u00e8 quello \u00abscrivere che richiede fedelt\u00e0 prima di ogni altra cosa: essere fedeli a ci\u00f2 che chiede di essere tratto fuori dal silenzio\u00bb. \u00ab\u00c8 come far nascere qualcosa che spinge; una scrittura che somiglia molto al momento della nascita, al parto. Questo qualche cosa \u00e8 la vita\u00bb. (cfr. Pietro Barcellona, <em>La Parola perduta. Tra Polis greca e cyberspazio<\/em>, edizioni Dedalo 2007, pp. 169-171).<\/p>\n<p><em>La luce va data<\/em>. Un testo dunque che getta nuova luce su quel piccolo libro di <em>Meditazioni<\/em> e d\u00e0 una nuova comprensione di quell\u2019impatto che ha avuto e continua ad avere ben oltre la cerchia di quanti sono rimasti toccati dal suo carisma non solo in Italia, ma anche in altre nazioni europee e negli altri continenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">di Carla Cotignoli<\/p>\n<p>(da <em>L&#8217;Osservatore Romano\u00a0<\/em>&#8211; 17 Maggio 2021, p.10)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abLa tua la nostra messa il mondo non capir\u00e0. \u00c8 tanto difficile capire il dolore offerto per amore\u00bb! Sono le prime parole di un canto del complesso internazionale Gen Rosso che echeggia in tante nostre chiese, immergendoci nel mistero pi\u00f9 profondo della celebrazione eucaristica. Pochi ne conoscono l\u2019origine. Sono versi diffusi in un piccolo libro che raccoglie alcuni testi di Chiara Lubich, un best seller, con traduzioni in quasi 30 lingue, 29 edizioni, centinaia di migliaia di copie. Il suo titolo \u00e8: Meditazioni. Il cardinale Gianfranco Ravasi, in apertura dell\u2019ultima edizione del 2020, definisce quelle meditazioni \u00abuna terapia per l\u2019anima\u00bb, \u00abuna medicazione necessaria soprattutto oggi quando l\u2019esteriorit\u00e0, che genera superficialit\u00e0, ha aperto tante feritoie nella coscienza\u00bb. In quest\u2019ultimo tempo \u00e8 comparsa nelle librerie una nuova pubblicazione che illumina ancor pi\u00f9 quelle pagine. Si tratta della prima edizione critica di queste meditazioni dal titolo La luce va data ad opera di Maria Caterina Atzori, da anni studiosa degli scritti di Chiara Lubich in prospettiva linguistico-letteraria. 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