Il 22 maggio 2026 si è svolta a Roma, nella prestigiosa cornice dell’Aula Paolo VI presso la Pontificia Università Lateranense, la presentazione del volume Paradiso ’49 di Chiara Lubich, edito da Città Nuova e Centro Chiara Lubich.
L’evento ha visto la partecipazione di autorevoli figure del mondo ecclesiastico, civile e accademico, riunite per accogliere una pubblicazione che segna una tappa fondamentale all’interno della Collana “Opere di Chiara Lubich”. Se oggi è possibile accedere a questo patrimonio testuale, lo si deve al prezioso lavoro del Centro Chiara Lubich che conserva la memoria storica e i documenti originali della fondatrice dei Focolari, e che promuove un rigoroso studio del suo pensiero e dello specifico contributo spirituale.
Il volume, curato da Piero Coda e Alba Sgariglia, raccoglie in modo cronologico e sistematizzato gli scritti, in gran parte inediti, risalenti agli anni 1949-1951: un periodo caratterizzato da una luminosa esperienza mistica vissuta da Chiara e condivisa con il primo nucleo di compagni e compagne.
Tra i numerosi interventi dei relatori, la professoressa Angela Ales Bello (emerita di Storia della filosofia contemporanea della PUL) ha posto l’accento sul concetto dell’“essere sempre in via”. La cifra specifica della mistica della Lubich risiede proprio nella sua straordinaria incarnazione: non si tratta di un’estasi che isola dal mondo, ma della capacità di vivere l’esperienza del Paradiso calata interamente nella concretezza e nella semplicità delle faccende quotidiane, mostrando che la dimensione divina è accessibile nel qui e ora della vita ordinaria.
Su una linea di profonda continuità teologica, il prof. Alessandro Clemenzia (preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale) ha interpretato il testo di Paradiso ’49 come una potente espressione della «contemporaneità» di Cristo. Gesù non appartiene al passato, ma si fa contemporaneo all’umanità di ogni epoca, entrando direttamente nelle vicende e nelle pieghe della storia. Da questa presenza scaturisce l’«abitabilità» in Dio, uno spazio vitale che si edifica e si manifesta attraverso dinamiche relazionali fondate sulla reciprocità dell’amore.
Il teologo Stefan Tobler (Direttore dell’Istituto di ricerca ecumenica dell’Università “Lucian Blaga” di Sibiu) ha arricchito la riflessione evidenziando la natura intrinsecamente comunitaria di questa spiritualità. L’esperienza collettiva vissuta nel Movimento dei Focolari non è un semplice esperimento sociale, ma si configura come una vera e propria esperienza ecclesiale, in cui la comunione tra i membri diventa riflesso vivo della Chiesa stessa.
In collegamento streaming dall’Irlanda, il vescovo e teologo Brendan Leahy ha arricchito la riflessione ricordando la natura della Chiesa come autentico spazio relazionale di Dio. Egli ha evidenziato come Gesù Abbandonato — nucleo centrale e pulsante dell’intera esperienza spirituale e mistica della Lubich — non sia soltanto un punto di riferimento teologico, ma si configuri come la sorgente viva e la forma stessa della Chiesa, capace di rigenerare i legami comunitari attraverso il mistero del dono di sé.
L’incontro, moderato da Anna Maria Rossi del Centro Chiara Lubich, ha confermato come Paradiso ’49 non sia solo la memoria di un evento passato, ma una chiave di lettura teologica e un faro luminoso capace di dialogare con le sfide dell’oggi.
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