Biografia

Dietro la Foto

  • Primavera 1974, con la mamma, Luigia Mariconz, a Rocca di Papa. Trasferitasi da Trento visse a Roma fino alla morte nel 1975.

    CHIARA: «La mamma era una donna intelligente, forte, ma anche molto sensibile: nei periodi in cui la famiglia era economicamente sufficiente, la sentivamo spesso cantare. In epoca di ristrettezze soffriva soprattutto per la difficoltà di far studiare noi figli».

    (Da una intervista a Chiara Lubich di F. Zambonini, 1991, Città Nuova)

    Da una intervista a Chiara Lubich di F. Zambonini, 1991, Città Nuova. Foto © CSC Audiovisivi.

  • Madre Teresa – scriveva Chiara Lubich nel settembre del 1997 – è una maestra eccelsa dell’«arte di amare».
    Amava veramente tutti. Non chiedeva al suo prossimo se era cattolico o indù o musulmano, ecc. A lei bastava che fosse uomo o donna, per riscoprirvi tutta la sua dignità.
    Madre Teresa amava senz’altro per prima. Era lei che andava a cercare coloro per i quali era stata inviata da Dio.
    Madre Teresa vedeva, come forse nessun altro, Gesù in ognuno: «L’hai fatto a me» era appunto il suo motto.
    Madre Teresa si faceva uno con tutti. S’è fatta povera con i poveri, ma soprattutto come i poveri. Ed è qui che si differenzia dalla semplice assistente sociale o dalla dama di carità o da chi è dedito al volontariato.
    Non accettava nulla che non potessero avere anche i poveri.

    (Chiara Lubich, 25 settembre 1997. In Conversazioni in collegamento telefonico, Città Nuova 2019, pag. 542)

  • Passeggiata nel bosco. Svizzera, agosto 2001. © CSC Audiovisivi

  • Incontro aperto alla Westminster Central Hall: Immagina un mondo… arricchito dalla diversità: “Quale futuro per una società multiculturale, multietnica, multireligiosa?”

    © Horacio Conde – CSC Audiovisivi. Giornata aperta alla Westminster Central Hall, Londra (Inghilterra), 19 giugno 2004.

  • “È l’anima umana, riflesso del Cielo, che l’artista trasfonde nell’opera, e in questa “creazione”, frutto del suo genio, l’artista trova una seconda immortalità: la prima in sé, come ogni altro uomo nato quaggiù, la seconda nelle sue opere, attraverso le quali si dona nel corso dei tempi all’umanità.” (ScrSp/1, pp. 203-205)

    Nella foto, Chiara sfoglia una raccolta di acquerelli e disegni a tecnica mista di Lois Irsara, artista della Val Badia. L’album si trova sulla scrivania del suo studio nella casa a Rocca di Papa

  • In un’intervista alla vigilia della sua partenza per Istambul, Chiara Lubich, riferendosi al dialogo ecumenico della vita, dell’amore, dice: “[…] siamo cristiani. Andiamo alla base […] Quello che abbiamo in comune è Cristo dentro di noi, perché anche loro sono cristiani. Quello che noi vogliamo mettere fra di noi è tanto amore, tanto amore. Mettendo però tanto amore, cosa succede? Che c’è Cristo in mezzo a noi e Lui è anche la Verità ed essendo la Verità Lui illumina anche sulla verità. Quindi è un contributo anche al dialogo teologico questo dialogo dell’amore” (3 giugno 1984).

     

    Chiara Lubich nel 1984, con Demetrios I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli e il Metropolita Chrysostomos Konstantinides

  • Chiara Lubich con il vescovo evangelico dr. M. Kruse, Berlino 2003

  • Chiara Lubich, nel 1996 con il primate George Carey, vescovo Robin Smith e alcuni focolarini della chiesa anglicana

  • Chiara Lubich all’indomani dell’elezione a Pontefice di Joseph Ratzinger: “Per la conoscenza diretta che ho di lui, avendo egli doti particolari per cogliere la luce dello Spirito, non mancherà di sorprendere e superare ogni previsione” .

    Con il card. Joseph Ratzinger (futuro papa Benedetto XVI), allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.

    Chiara Lubich, a Castelgandolfo l’8 dicembre 1989.

  • Chiara risponde in modo collettivo a delle lettere ricevute: “Con questa mia intendo ringraziare tutti e tutte quelle che mi hanno scritto…” Il testo integrale è pubblicato in Lettere 1939-1960, a cura di Florance Gillet, Opere di Chiara Lubich, ed. Città Nuova

    4. Lettere 1939 – 1960

    Originale della lettera del 13 dicembre 1956 ai francesi (stralcio).

  • Chiara Lubich con Eli Folonari e la sorella Carla alla sua destra, in una foto scattata in Valnerina (Umbria)

    In un’intervista ad Oreste Paliotti, ricordando gli anni ’40 a Trento, Carla ricorda: «Noi di casa capivamo che Chiara aveva iniziato qualcosa di suo, un movimento, già dall’andirivieni di ragazze nella casa dove eravamo andati ad abitare dopo quella in via Goccia d’Oro, e più tardi da quelle che si ritrovavano sempre con lei nei rifugi e a piazza Cappuccini, il primo focolare, che però allora si chiamava “la casetta”».

  • In un’intervista Chiara ricorda: «Io avevo una famiglia molto normale, ognuno naturalmente aveva i propri pensieri però sempre in grande armonia fra di noi. […] mio papà era un socialista, idealista pure lui, era contrario al fascismo, per questo non siamo mai stati ricchi, dapprima sì, ma dopo invece è andata giù la cosa; mentre invece la mamma era una grande cristiana veramente convinta».

    (https://chiaralubich.org/postbiografia/1920-nasce-silvia-lubich)

  • Il 6 giugno 2001, Chiara Lubich incontrava a Trento i suoi concittadini, ai quali presenta l’“ideale” che l’ha portata a lasciare la sua città natale per irradiare nel mondo, con il Movimento dei Focolari, un nuovo stile di vita basato sui valori della spiritualità, della reciprocità e della solidarietà, per contribuire all’unità della famiglia umana.

    (Nei Documenti c’è l’audio del discorso e testi in più lingue)

    (foto @horacioconde)

  • La foto è stata scattata in Svizzera. Nel corso della sua vita, Chiara ha soggiornato in questo Paese, soprattutto per periodi di riposo. In intervento pubblico a Berna, nel 2004, dice della Svizzera. “da decenni ormai, amo e considero questa terra come la mia seconda patria”.

  • Chiara a 9 anni con la famiglia, papà, mamma, il fratello Gino e le sorelline Lilliana e Carla, su un prato a Roncegno (Tn). È una cartolina mandata a dei conoscenti, firmata “Famiglia Lubich”.

  • Silvia Lubich nasce a Trento il 22 gennaio 1920. In onore della Santa di Assisi, negli anni ’40, come terziaria francescana, prende il nome di Chiara.
    Dalla madre Luigia eredita una profonda fede cristiana, dal padre Luigi, una spiccata sensibilità sociale.

    Documento di identità del dicembre 1943.

  • Quando Chiara conosce Klaus Hemmerle (1929-1994), nella Mariapoli del 1958, lui era un giovane sacerdote. Di quel primo incontro, Hemmerle ricorda: “Pur non prevedendolo, si schiuse davanti a me la vicinanza e la presenza di Dio in una misura che mai avevo sperimentato prima nonostante i miei intensi studi teologici. Lì per la prima volta ho veramente sperimentato Dio”.

  • Chiara Lubich ad Amman (Giordania) all’Assemblea della Conferenza Mondiale delle Religioni per la Pace.

  • Nella foto, Chiara Lubich con Giuseppe Balbo che, come Frate Minore assume il nome di Andrea, dall’apostolo fratello di Pietro. Chiara, amerà sempre chiamarlo Padre “Novo”: “Dio l’ha chiamata ad essere un vero francescano, lanciato come san Francesco alla conquista del mondo! Lei deve essere un francescano autentico, ma nuovo”.
    Padre Giuseppe (Andrea) Balbo incontra per la prima volta Chiara nell’estate del 1953. Chiara gli parla di Gesù nel momento in cui vive il suo abbandono sulla croce. P. Andrea commenterà più tardi ricordando quell’incontro: “Non potevo nemmeno sospettare, in quel momento, quello che via via avrebbe prodotto in me, nella mia anima, nella mia mente assetata d’infinito, ricca di cose immense che costituivano tutta la mia vita; quale e quanto travaglio avrei dovuto passare per riordinare tutto, nella mia vita, alla luce di questo ‘semplice elemento’ che avrebbe messo tutto a soqquadro in me, per parecchi anni, fino a dare un nuovo e radicale assetto alla mia persona. Ci son voluti anni, dico! Credo che questo punto costituisca il fulcro di tutta la mia vita”.

    Giuseppe Andrea Balbo, Un incontro luminoso, Città Nuova, p. 247-248.

  • E pur lontani, e chi al monte e chi al mare, una Luce ci legherà, impercettibile ai sensi ed ignota al mondo, ma cara a Dio ed all’Unità più che ogni altra cosa: la Parola di Vita.

    Chiara Lubich, lettera di fine giugno 1949

    Valle di Primiero, estate 1959

  • Abbiate il coraggio di andare controcorrente, di testimoniare la bellezza e la concretezza del Vangelo vissuto. Fate conoscere a tutti l’amore immenso di Dio per ogni uomo, di qualsiasi razza, di qualsiasi colore.

    Chiara Lubich, su Gen, gennaio1997

    Congresso Gen2 - 3 luglio 1969

  • Guardiamo al dono della vita, così come scaturisce nel disegno di Dio. Con questo sguardo potremo comprendere che l’arte della vita coincide con l’arte dell’amore, quell’arte che Chiara ci ha consegnato con la sua vita e il suo insegnamento. È l’amore che fa fiorire la vita e l’amore deve essere la forza che le fa portare a maturazione i frutti.

    Chiara nel bosco con Eli e Gis - Lac Miriouges (Crans, Montana - Svizzera) 18 agosto 2001

  • Dopo l’estate di “Luce” vissuta nel 1949, per dieci anni, continuano a trovarsi nella Valle di Primiero, persone di ogni vocazione e ceto sociale, di culture e provenienze diverse.

    Valle di Primiero, estate 1959

  • Se oggi dovessi lasciare questa terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro Ideale, vi direi – sicura d’esser capita nel senso più esatto –: «Siate una famiglia».

    Con il cognato Paolo Berlanda e la sorella Liliana - Calceranica al Lago (TN), 01 novembre 1995

    Chiara Lubich, 25 dicembre 1973, in «Gen’s», 30 [2000], 2, p. 42

  • Chiara Lubich, tra il 1967 e il 1972 compie otto viaggi a Istanbul ed incontra il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Athenagoras I in 24 udienze.

    Con il Patriarca Ecumenico Athenagoras I

  • Nel 1955 Chiara Lubich fece un viaggio a Fatima ed incontrò Suor Lucia. “Stavolta – dicevamo – abbiamo la gioia di visitare uno strumento di cui Dio si è servito. […] Sorrideva così come si sorride alla buona, senza posa alcuna, colla semplicità d’una bambina. Per toglierla dall’imbarazzo del suo silenzio, parlammo noi. Narrammo i nostri desideri di diffondere lo spirito dell’unità cristiana, ravvivando la carità reciproca fra gli uomini, soluzione meravigliosa a tanti problemi che travagliano la società e gli individui. […] Suor Lucia ci seguiva attenta e interessata, soprattutto in alcuni momenti; al termine del colloquio, ci salutò come una sorellina, promise di pregare per noi, per il nostro lavoro e ci seguì con lo sguardo finché scomparimmo”

    www.cittanuova.it

    Con Igino Giordani (Foco), Pasquale Foresi ed Elena (figlia della marchesa Pacelli) nel piazzale del Santuario di Fatima Fatima (Portogallo), 8-12 settembre 1955

  • Chiara saluta alcune famiglie ad un incontro

  • Foto scattata a Rocca di Papa nel 1969

  • Il 16 ottobre 1978 veniva eletto il cardinale Karol Wojtyla, con il nome di Giovanni Paolo II, come 264.mo Papa della Chiesa cattolica, vescovo di Roma e successore di Pietro.

    dal discorso di Giovanni Paolo II ai membri del Movimento dei Focolari

  • Questo documento del 1968, certifica la residenza di Chiara (Silvia) Lubich, in via Valnerina – Roma – dove ha vissuto per circa un decennio.

  • Il 27 ottobre 2002, a pochi giorni dall’anniversario della Riforma, Chiara Lubich offre alcuni spunti per un cammino comune fra le Chiese in vista della realizzazione del testamento di Gesù: “Che tutti siano uno”.

  • Dal 2 al 10 giugno del 2001, Chiara Lubich torna nella sua città natale. Invitata dal Consiglio comunale, s’immerge nei suoi ricordi. E nei suoi ambienti, come quel primo focolare in piazza Cappuccini da dove partì la scintilla del Movimento. 

  • A fine anni ’50, nella provincia di Lebialem (sud-ovest del Camerun) la terra dei Fon (i re), la malattia del sonno sta decimando i Bangwa. La mortalità infantile tocca il 90%. Gli déi sembrano non udire le suppliche del popolo, così il Fon Defang di Fontem, spronato dalla sua gente, si rivolge al vescovo di Buea perché anche i cristiani preghino il loro Dio. Nel ’62, monsignor Julius Peters, a Roma per il Concilio Vaticano II, conosce Chiara Lubich. Da lì a poco i primi quattro focolarini medici partono per Fontem e vengono accolti come “uomini di Dio”. Nel ’66 Chiara Lubich visita per la prima volta Fontem: «Ho avuto quest’intuizione: come se Dio ci abbracciasse tutti insieme, noi focolarini e tutta questa tribù. Lì è nata per la prima volta in me l’idea che noi avevamo a che fare con il dialogo interreligioso, con quelli di altre religioni».

  • Il centro ecumenico di Ottmaring, che sorge a dodici chilometri dalla città di Augsburg dove fu ratificato ufficialmente il protestantesimo nel 1530 con la “Confessio augustana”, ha avviato una convivenza ecumenica da parte di alcuni cattolici ed alcuni evangelici appartenenti al Movimento dei Focolari e delle Bruderschaften vom gemeinsamen Leben (Fraternità di vita comune), con l’obiettivo di rendere più visibile l’unità dei discepoli di Cristo.

    Chiara Lubich all’inaugurazione della Cittadella ecumenica di Ottmaring (Germania) il 23 giugno 1968

  • Antonio (Toni) Salmaso, nella foto con Chiara, ricorda: “credo che la foto sia stata scattata nel gennaio 2001: è stato un momento molto speciale. Vivevo in un focolare dei Castelli Romani e un focolarino che abitava con me, aveva parlato a Chiara di me dicendole che ero un pittore, suggerendole di vedere i miei lavori. Un giorno ricevo una telefonata per conto di Chiara. Mi veniva proposto di allestire una mostra dei miei quadri. Preparai tutto e venne il giorno in cui mi trovai con lei in mezzo a tutti i miei lavori esposti. Chiara mostrò molto interesse, faceva molte domande e ricordo che mi disse ‘io di arte non ne capisco molto, ti posso dire quello che mi piace di più’. Alcuni lavori gli piacevano molto, altri li capiva meno e mi incoraggiò a continuare nella mia ricerca perché diceva: ‘si vede che hai passione’. È stata l’occasione per me, per dirle grazie. Grazie dell’Ideale che ci ha donato e dell’amore di Dio che mi ha fatto scoprire. Un momento che resterà per sempre nel mio cuore”.

  • Siamo nella seconda metà del ‘900. Una gravissima epidemia della malattia del sonno, è responsabile di una mortalità infantile stimata al 90% dei bambini al di sotto dei dieci anni. Di fronte alla drammatica situazione, nel 1964 il re di Fontem (paese nel nord-ovest del Camerun) chiede aiuto al vescovo della zona, che a sua volta si rivolge a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari. In risposta vengono inviati in Africa medici, infermieri, ingegneri civili e tecnici per un pieno sviluppo del villaggio. Ha inizio così la storia, davvero straordinaria, di Fontem.

    18 giugno 1966, Chiara Lubich a Fontem (Camerun)

  • Nairobi, maggio 1992 Chiara Lubich torna in Africa

  • La foto ritrae Chiara Lubich e Piero Pasolini all’inaugurazione della centrale elettrica, il 19 gennaio 1969.

  • Chiara Lubich visita una sola volta la Terra Santa nel marzo del 1956. Vi arriva con alcuni focolarini

    Nella foto, un gruppo fuori dalle mura di Gerusalemme: p. Andrea Balbo (Novo), p. Angelo Beghetto, p. Pavel Hnilica, Chiara Lubich, Vittoria Salizzoni, Giulia Folonari, Guido Mirti (seduto a terra)