Novembre 1977

MEDIA E ALLEGATI

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Accendi una cellula viva

Light a Living Cell

Roma 1978

Se ti guardi attorno, per certe città dove passi, rimani sgomento e ti pare che la realizzazione di una società cristiana sia lontana. Il mondo con le sue vanità sembra dominare…

E diresti utopia il testamento di Gesù se non pensassi a Lui, che pure ha visto un mondo simile a questo e, al colmo della sua vita, è parso travolto da esso, vinto dal male.

Anche Lui guardava a tutta quella folla che amava come se stesso, Lui, Dio, che l’aveva creata; ed avrebbe voluto gettare i ponti che dovevano riunirla come figli al Padre, ed unire fratello a fratello.

 Era sceso per ricomporre la famiglia: far di tutti, uno. E invece, nonostante le sue parole di fuoco e di verità – che bruciavano il frascame delle vanità, e dissotterranti l’eterno che è nell’uomo – la gente, molta gente, pur comprendendo, non voleva capire e rimaneva con gli occhi spenti perché l’anima era oscura.
E ciò perché li aveva creati liberi. Egli poteva, sceso dal Cielo in terra, redimerli tutti con un solo sguardo. Ma doveva lasciar ad essi – fatti ad immagine di Dio – la gioia della libera conquista.

Guardava il mondo così come lo vediamo noi, ma non dubitava.

Pregava di notte il Cielo lassù e il Cielo dentro di Sé: l’Essere vero, il Tutto concreto, mentre fuori per le vie camminava la nullità che passa.

Occorre fare anche noi come Lui e non staccarsi dall’Eterno, dall’Increato che è radice al creato, e credere alla vittoria finale della luce sulle tenebre. Passare per il mondo e non volerlo guardare. Guardare il Cielo che è pure in noi e attaccarsi a ciò che ha essere e valore. Farsi un tutt’uno con la Trinità che riposa nell’anima, illuminandola di eterna luce. Allora t’accorgerai che, con gli occhi non più spenti, guardi il mondo e le cose, ma non più tu li guardi: è Cristo che guarda in te, e rivede ciechi da illuminare e muti da far parlare e storpi da far camminare. Ciechi alla visione di Dio dentro e fuori di loro, storpi immobilizzati, ignari della divina volontà che dal fondo del loro cuore li sprona al moto eterno che è l’eterno amore.

Vedi e scopri la tua stessa luce in loro: il tuo vero io, che è Cristo, la realtà vera di te in loro, e, ritrovatolo, ti unisci con lui nel fratello. Così accendi una cellula del Corpo di Cristo, cellula viva, focolare di Dio, che ha il fuoco da comunicare agli altri e con esso la luce. È Dio che fa di due uno, e si pone a terzo come relazione di essi: Gesù fra loro.

Così l’amore circola e porta spontaneamente con sé, come un fiume travolgente, ogni altra cosa che i due posseggono: i beni dello spirito e quelli materiali. E ciò è testimonianza fattiva ed esterna dell’amore unitivo e vero.

Ma occorre avere il coraggio di non badare troppo ad altri mezzi, se si vuol risuscitare un po’ di cristianesimo.

Bisogna far vivere Dio in noi e traboccarlo sugli altri come fiotto di vita e ravvivare gli spenti.

E tenerlo vivo fra noi, amandoci.

Allora tutto si rivoluziona attorno: politica ed arte, scuola e lavoro, vita privata e divertimento. Tutto. Gesù è l’Uomo perfetto che riassume in sé tutti gli uomini ed ogni verità.

E chi ha trovato quest’Uomo ha trovato la soluzione di ogni problema.

Chiara Lubich

(Scritti Spirituali/2. L’essenziale di oggi, Roma 1978)

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