Dedicato a Chiara Lubich il ponte di San Ruffillo, tra Bologna e Rastignano

5 Luglio 2021

Il 24 giugno, è stato intitolato a Chiara Lubich, il ponte sul fiume Savena in San Ruffinollo. Un riconoscimento che rimanda ad un’immagine cara a Chiara che già negli anni ’40 a Trento, rappresentava il legame che può esserci tra persone che, nell’amore reciproco, superano posizioni che possono essere distanti come lo sono gli argini di un fiume che mai saranno uniti se non da un ponte. Alle sue compagne, sul ponte del Fersina a Trento, disse: «Ho capito come dobbiamo amarci, secondo il Vangelo: sino a consumarci in uno». Igino Giordani ricorda: “«O l’unità o la morte», suonava il motto scelto anche per il Natale 1946. Con la sensibilità che captava da lungi i disegni di Dio, le giovani avevano intuito il valore della preghiera suprema di Gesù: «Che tutti siano uno»” (Erano i tempi di guerra, Città Nuova, 2007, pag. 71).

Ai giovani convenuti allo stadio Flaminio di Roma, nel 1980, Chiara Lubich svela quale potrà essere il loro contributo alla società se agiranno nella particolare prospettiva di una vita di comunione che scaturisce dall’agire orientato dai valori universali del vangelo: “È quello di concorrere a far calare fra gli sforzi umani impegnati a gettare ponti, a legare rapporti, una forza divina, soprannaturale, potentissima!” Essi infatti sono coscienti di partecipare della vita stessa di Dio, che perché è Amore, è comunione, “e di essere in grado di iniettarlo nelle strutture della società, fra uomo e uomo, fra gruppo e gruppo, fra popolo e popolo, realizzando un’unità unica, saldissima e infrangibile” (in Colloqui con i Gen anni 1975/2000, Città Nuova, 2001, pag. 33; Stadio Flaminio, Roma, 17 maggio 1980).

In ambito ecumenico, “in attesa che brilli nel mondo l’unica Chiesa, se ci amiamo fra di noi, cercando d’attuare quell’unità che ora è possibile, possiamo già, in certo modo, presentarci al mondo come una sola cosa, quasi l’anima della Chiesa che verrà. È come il comporsi di un unico nuovo dialogo, che si aggiunge a quello della preghiera, della carità e al dialogo teologico; è chiamato il dialogo della vita, il dialogo del popolo (L’amore reciproco, Città Nuova, 2013, pag 106).

Ed anche tra fedeli di religioni diverse, legati da rapporti di amore reciproco: “Se siamo animati da un tale amore, l’altro poi può manifestarsi, perché trova in noi chi lo accoglie; può donarsi, perché trova in noi chi lo ascolta. Veniamo allora a conoscere la sua fede, la sua cultura, il suo linguaggio; entriamo nel suo mondo, ci inculturiamo in qualche modo in esso e ne rimaniamo arricchiti. E con questo atteggiamento contribuiamo a far sì che le nostre società multiculturali diventino interculturali e cioè composte da culture aperte le une alle altre e in profondo dialogo d’amore tra di esse (L’amore reciproco, Città Nuova, 2013, pag 107).

Con un’incidenza generale, tra persone e popoli, “l’amore fraterno stabilisce ovunque rapporti sociali positivi, atti a rendere il consorzio umano più solidale, più giusto, più felice. (L’amore reciproco, Città Nuova, 2013, pag 115).

Il servizio video di éTV

Inaugurazione ponte Chiara Lubich sul Savena (BO) | focolaritalia.it

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